![]() Weblog in versi di Giovanni Monasteri
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produzione poetica provvisoria e instabile semilavorati in lavorazione |
Gli ipocriti
Più invecchi, o saggio Monasteri,
meno ti sono sgradevoli, se non le ignori,
le malelingue, le ignobili intenzioni.
Disapprovi, e magnanimo perdoni.
Hanno una quasi vera mansuetudine
negli occhi che quasi riescono
a non sfuggire i tuoi, mentre ti spiegano
col cuore in mano, con disinteresse,
che la loro intenzione era onesta,
o che hanno rischiato la gogna, la proscrizione,
ma solo per voler essere schietti
e a fin di bene.
Se dice male di tutti
meno che di te e di sua madre,
anzi lo sanno tutti che ti ama,
l’ipocrita non è malevolo.
Non calunnia non sparge zizzania
non rende falsa testimonianza
non recita non mente.
Anzi, è sincero, al momento.
E sa che non potrai mai svischiarti
da quella complicità,
che sei d’accordo almeno per metà
col fatto che tu e lui
siete dell’intera umanità
l’unica parte decente.
Shadow cabinet
O nobile ombra, o
spento simulacro di governo,
fioca parvenza di governo,
lemure smunto e afono
che concioni suadente
con vigore fiacco e senza l'audio
su podi bassi e smorti - mentre gli altri
sbraitano da palchi
imponenti e radiosi!
O sbiadito fantasma,
malinconico spettro di speranze
defunte, scialbo dissenso,
consenso rassegnato,
buonsenso vile e impotente!
O collegio irreale, ministri
fantasmatici, sottosegretari
pallidi, ministeri oltretombali!
Ah tarda, inerte saggezza!
Imbelle bontà sbeffeggiata!
Pazienza mite e codarda!
Ah impegno inoffensivo,
irrisa pacatezza, moderazione,
stolta ragionevolezza!
Ah confronto civile, civile
indignazione, e rispetto
dei patti statuiti
e per le istituzioni!
E cerchiobottismo, e ragioni
di chi ha avuto ragione,
pace dei vincitori,
virtù che soccombe e si riduce
in ranghi sempre più angusti,
nel limbo dell'opposizione!
Se po' fa', ma tacete, state bboni,
a cuccia, a gnaulare in castigo,
al palo, alla stanga - nell'ombra!
Passeggiata in centro stasera.
Tanti fighetti in giro
e coppie di pensionati.
Nessun essere umano di pelle scura,
né slavi scalcinati,
né venditori di rose. Hanno paura.
Spritz all'aperto a un tavolo per due
(solo quindici euro).
Sul tavolo una gardenia.
E' stato facile: ora
la città è sicura.
I miei vecchi amici sono vecchi.
Hanno grigi e radi i capelli.
Io folti e neri, invece. Mi sfoltisce
una calvizie segreta, d'altra specie:
perdo le parole. E più invecchio
più (con rimpianto forse) me ne spoglio.
Si agitavano un tempo come foglie
in un ventoso aprile. E tutti i versi,
gli altrui e i miei, mi sembravano belli,
se soltanto volevano sembrarlo.
Ah, come tutto era era diverso allora,
quando non conoscevo, non udivo
il canto festoso del merlo.
Potessi, volessi ora descriverlo!
The Winter's Tale
Dopo aver visto, ieri sera, "il racconto d'inverno", in un'antica edizione della BBC, della collezione ARDEN...
Ero Leonte stanotte nel sogno.
Non a caso re di Sicilia
e geloso. Ormai vecchio
e macilento, artritico,
rannicchiato sul trono. E Pentito,
oh sì,
ma non ricordavo più di che misfatto.
E tu, mio amore, non riuscivi
a resuscitare del tutto.
Nella pietra il tuo volto traspariva
come un cuore pulsante in una teca
opaca d'anni e lacrime.
O come un feto invischiato
in ragnantele antiche. L'atmosfera
non era di risveglio, ma di lutto.
Mi erano familiari i lineamenti,
ma non eri una sola persona.
Ti amavo come si ama
l'ultima donna amata,
ma eri insieme Perdìta ed altre figlie
e amanti - di ogni età, di ogni stagione.
Tutti i nomi confusi
in un singhiozzo, nell'invocazione
impedita dall'afasia e dal pianto,
in quell'improbabile Ermione.
il dopo-elezioni
Dopo l'aprile piovoso (e non solo),
spero che faccia bello e il merlo esulti
là sulla tenera cima reclina
dell'abete davanti al mio poggiolo.
Spero che maggio duri i suoi trentuno
giorni, e poi segua giugno anche per me.
Che venga tardi luglio e poi l'autunno,
spero, e di alzarmi presto la mattina
per rassegnarmi al sonno non più tardi
delle dieci di sera. Che non strillino
per le scale i bambini, ch'io non oda
altro che il merlo cantare. E che infine
ci facciano la grazia di abolire
la moda delle braghe a vita bassa,
perché siano più fighe le ragazze.
Il programma del nuovo governo
1) Meno tasse, più dazi.
2) guerra ai poveri Daci.
Ode
Più che d'essere stato il gran poeta
che fui, quando lo ero,
per una volta oggi sono fiero
d'essere ciò che sono:
un oscuro impiegato del fisco
che approva il blitz intrepido di Visco.
Grazie, mio valoroso comandante,
o Massimo Romano.
Con un nome così, La Repubblica
- mentre tutto, ahi, traligna
dalle patrie virtù -
dovrebbe proclamarti imperatore.
Onore e gloria al più vilipeso
governo della stroria.
E se davvero lo fossi, poeta,
sarei un fervoroso apologeta
del prode, benché imbelle, e onesto Prodi.
(Leggete qui. E' la Waterloo del guru ipocrita che predicava la democrazia del web. Ora implora l'intervento di tremonti!
Fa quasi pena. Tanto che non me la sento di tributargli un sincero vaffanculo).
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