![]() Weblog in versi di Giovanni Monasteri
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produzione poetica provvisoria e instabile semilavorati in lavorazione |
Dopo le ferie (agosto 1998)
Ogni anno è più esigua e smangiata
la striscia d'asfalto in cui termina
la strada del ritorno. E' appena agosto
e le piogge riprendono a ferirla.
Ci ha bruniti a dovere il sole di luglio
che tutto assopisce e ci colma
dei doni che meritiamo.
Ha guastato le prugne, stroncato
l'abete trapiantato, maturato
i semi delle gramigne.
Incendi veleggiavano al tramonto
sulle colline listate di nero.
Poi la sassaiola, una cascata
improvvisa di grandine brutale.
Lapida i gerani, lacera
la nuova tenda da sole.
Spiove e l'autunno di colpo
scolorisce l'oro delle stoppie.
Tacciono i grilli - o furono cicale
sotto le stelle che ad una ad una
tutte sono cadute?
Appena il tempo per salutare,
ammainare l'amaca, ripiegare
lenzuola di fortuna. Le valige
non furono mai disfatte
e resta acceso al minimo il motore
per le ultime due ore
interminabili.
E' più che mai difficile scansare
sulla striscia d'asfalto buche e frane
quando la vecchia grama e i quattro sassi
sono già alle mie spalle, un barbaglio
nel vetro retrovisore, quello sguardo
di mater dolorosa lagrimosa
che lungamente peserà sul cuore.
(questa mi era sfuggita, era in fondo al cassetto)
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Tu e le tue fissazioni! mi vien voglia
di rinfacciarti le mie piaghe, quelle sì cancrenose, immedicabili... Ma no, sbaglio. Non io, tu sei l'erede d'una sacra penuria, te e i tuoi da sempre ha saccheggiato il cielo. C'è più tristezza nel tuo lutto per un gioco perduto, per una bambola squartata che nel mio per il novero dei morti che colleziono da una vita. E' più giusta, ha più stoffa la tua pena. E intanto non riesco a consolarti, mio affannato, tremante, altero amore! Non rispondi, mi guardi come, ma sì, come un nemico di classe se cerco di distrarti, se ti ricatto con la tenerezza... Ma credimi, tesoro, che non voglio rubartelo l'osso del tuo dolore. Giovanni RAboni
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Stalking (2)
Nei sogni càpita ancora d'incontrarla.
Per lo più in luoghi pubblici, per strada.
Al suo passaggio la scena
come in un fermo immagine si raggela:
una folla fioca e sconosciuta
resta immobile e intenta, mentre lei,
nerovestita e altera, fila svelta
verso una calle stretta, una svolta,
un portico, un portone che la inghiotte.
Anch'io sto fermo, per lo più seduto,
ma non come chi aspetta.
Il luogo non mi è familiare. Andavo in giro
tra cartelli e insegne e rii e ponti
non so in che direzione. Lei invece
ha una precisa meta:
passarmi accanto di fretta,
per ricordarmi che è bella
e che le sono invisibile.
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Pâle matin de Février
Couleur de tourterelle Viens, apaise notre querelle, Je suis las de crier; Las d’avoir fait saigner pour elle
Plus d’un noir encrier... Pâle matin de Février Couleur de tourterelle. Paul-Jean Toulet ------------------------------- Pallida mattina di febbraio color di tortorina vieni, quieta la nostra contesa son stanco di gridare Stanco d'aver fatto svenare per colei più di un nero calamaio Pallida mattina di febbraio color di tortorina Traduzione di Anna Setari che prende in prestito da Zena Roncada il color di tortorina. |
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Zirkus |
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[...]
E’ così in Zirkus: il dio creatore sparisce, è sullo sfondo ma resta muto. Il dramma si consuma tra la massa degli spettatori e i protagonisti, nel continuo rimbalzo tra chi sembra addossarsi nei suoi equilibrismi il peso e le fatiche del mondo e chi, inerte, crede semplicemente di assistere alle messinscene, senza darsi immediatamente conto di esserne egli stesso protagonista, in egual misura e con identiche responsabilità.
[...]
(dalla prefazione di Brunella Saccone a Zirkus, di Rita Mazzocco, Feaci Edizioni, Febbraio 2008) |
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