Mi sento come la cornacchia della favola, che si fa bella delle penne altrui. Penne d'angeli, stavolta.
Ma qualche merito ce l'ho anch'io, come editore di questo bellissimo libro. Editore, sì. Nonché talent scout e agente letterario.
Non sono in grado di fare un discorso serio e sensato sull'avvenimento, avendo stappato più di una bottiglia di champagne. Posso solo esprimere la mia gratitudine ad Anna Mallamo che ci fa dono di un capolavoro, a Mario Bianco per gli splendidi acquerelli che corredano i testi, a Zena Roncada per la pregevolissima nota di presentazione.
Ancora una volta ricorro all'iperbole parlando della scrittura di Anna Mallamo. Ancora una volta i lettori mi daranno ragione.
Devo infatti rivelare (con un pizzico d'invidia) che l'e-book precedente di Anna Mallamo, lo stretto necessario, risulta essere, ad oggi, il più letto tra quelli pubblicati dai Feaci. Così dicono, inequivocabilmente, le statistiche d'accesso ai file del sito.
Alcinoo
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L’ANGELO ESPLOSO
L’angelo esplose a mezzanotte in punto.
S’era gonfiato tutto il giorno, con lo sguardo corrucciato, le piume che diventavano lentamente blu, la sua natura nascosta d’aquilone che s’andava perdendo. Volava basso, toccando le cime degli alberi che si ritraevano, perché scottava di febbre. Volava sbilenco, perché non rammentava la rotta e le palpebre cominciavano a chiudersi, gonfie e rugose, piene d’acqua celeste.
Era un angelo vecchio, col petto pieno di segatura e colpi di tosse, capelli di stoppa gialla, nessuna memoria dei grappoli e dell’età dell’oro.
Soffriva di solitudini, di molteplici vecchiaie, di disappunto: il lungo corpo della terra - un susseguirsi di declivi e isole verdi - non lo consolava più dell’eternità.
Ecco, era inconsolabile, fino all’anima - che gli angeli hanno ramosa e imperscrutabile - , fino ai polmoni - che gli angeli hanno d’acquerello e zolle erbose -, fino alla fine - che non è dato comprendere.
L’angelo arrivò al centro del cielo, che era straordinariamente spazioso, quella notte. Né stelle né altro. Silenzio macinato fine tra le galassie. Nemmeno il tenue rumore d’ingranaggi che facevano le vite, gli atomi, l’attesa.
Tirò un respiro profondo, l’ultimo - una fuga di mondi divampò in un punto non precisabile - ed esplose, perché era davvero troppo.
Recinti, ragnatele, poemi rivoluzionari, piume, cannucce, trasalimenti, coppe d’oro, numeri: tutto dell’angelo andò in pezzi e si disperse.
La sola ala sinistra cadde in cerchi lenti nell’aria, turchina.
Da Angeli e case, di Anna Mallamo, Feaci Edizioni, novembre 2007
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