Weblog in versi di Giovanni Monasteri
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   sabato, 02 giugno 2007


Un post trafugato a
Zena Roncada, colfavoredellenebbie

 

Piatti e minimi sistemi (divagazioni su  stanchezza e affini)

 


Sto lavando i piatti, piano.

Col destino appollaiato sulla spalla.

Lo sento.

Vecchio condor da secchiaio.

Come l’orologio che canta con gli uccelli, alle mie spalle.

Conosce la voce delle ore che verranno.

Chissà se ride o piange.

Sa già tutto quello che non so.

Io so soltanto che son giorni a  svolte già decise, a pieghe precise come solchi. 

Sensazione di un incombere del tempo: più che un’attesa, un prolasso temporale.

Un non accogliere l’idea che un guizzo libertino traversi le cose e le seduca un po’.

Le cose van per conto loro.

E allora…

 

L’abitudine, da brava supplente dei pensieri, catena i gesti.

Il formaggio, già orgoglio della pasta, ora insiste sul piatto.

Non mi asseconda. Vuole rimanere.

Lode, con plauso, alla persistenza del gommoso.

Occorrerebbe sfregare con piglio e decisione.

O lasciare all’acqua la forza della permanenza. Qualcosa smuoverà, potendo. 

Vada per la seconda opzione.

Acqua sulle cose, che ammolli e porti via.

Felicità del condor, stupito della mia cedevolezza.

 

Ma intanto giù dal lavandino vanno scrutini, prospetti, livelli con certificati, risposte un po’ sgarbate, “un non sufficiente io non lo tolgo, no”, un vento furibondo scoppiato all’improvviso, “ il registro va riconsegnato”, schiuma, tanta schiuma.

 

Collezioni di sabbia.

Zena Roncada



   Scritto, trascritto o riscritto da Giovanni Monasteri
   Pubblicato alle ore 10:32
            .
   venerdì, 01 giugno 2007

Accadrà una grande novità
un giorno di questi. Accadrà
esattamente all’ora di pranzo.
 
Mi staccherò dal gruppo dei sodali
e avanzerò di sette metri almeno
verso sudovest
con il vassoio in mano.
 
Guarderò da una nuova prospettiva
i colleghi, la mensa aziendale.
Mi godrò un mai visto paesaggio
dall’altra, più ampia vetrata.
 
Metterò sul radicchio di Chioggia
un pizzico di sale in più
e l’aceto balsamico (l’olio
non me lo sono mai lesinato).
 
Mi siederò tre tavoli più in là,
di fronte alla ragazza che mi sorride.
E’ già trascorso maggio, mi sorride
da marzo, credo,
e non le ho ancora offerto il caffè.
 
In autunno, quando nel parcheggio
i tigli si sfoglieranno
saremo stati amanti. Innamorati,
persino.

   Scritto, trascritto o riscritto da Giovanni Monasteri
   Pubblicato alle ore 01:25
            .



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