Weblog in versi di Giovanni Monasteri
 produzione poetica provvisoria e instabile   
semilavorati in lavorazione
 


Giovanni monasteri Non son chi fui; perì di noi gran parte
U. Foscolo



Feaci poesia

giovanni.monasteri[chiocciola] gmail.com

Amore Mio mi scrivo

Ammennicoli

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder





















































































































   martedì, 30 gennaio 2007

Alzando la persiana
 
Certe inattese mattine di sole
nella stagione più cupa
dell'anno, della vita che s'ingorga
nelle abitudini:
la luce che irrompe liberata
al primo cigolio della serranda,
piena impaziente che premeva
dietro la chiusa che si leva, là
dov'era più torbida e infetta
l'acqua del fiume bloccato;
 
certe mattine pare che la vita
sia stata per anni in attesa
appena là fuori, confidando
che per una tua disattenzione,
per una mossa sbagliata,
fossi tu
a darle un'opportunità.
Bastava forse una piccola breccia
sulla pietra tombale
per squarciarla in una trionfale
resurrezione; bastava
un'incrinatura, una crepa
nel guscio d'una viziosa infelicità.

   Scritto, trascritto o riscritto da Giovanni Monasteri
   Pubblicato alle ore 18:15
            .
   sabato, 06 gennaio 2007

frutta secca
(una vecchia poesia)

 
Della mia eroica fanciullezza
ho ancora ricordi, tristi alcuni.
Nidi predati, mandorli bruciati,
uno stecco piantato a gennaio
che non mise mai foglie. Ricordo
i mandorli bacchiati con le pertiche,
e gli ulivi, e una pioggia di mandorle
simili a tante piccole mani giunte.
 
Ho potuto vedere, oltre che scriverne,
case di pietra e calce. E mangiare
pane di grano mietuto con la falce.
Non sono ancora vecchio, eppure ho visto
davvero, e anch'io ne stupisco,
pecore cane e pastore
bere tra le pietre del torrente
come nel presepe. Non era, no,
una vacanza esotica,
né un servizio alla televisione.
La mietitura, sì, e la trebbiatura
sull'aia. E la raccolta delle olive,
delle noci, delle nocciole.
Le dita fra le zolle erano rapide
come i becchi dei polli nel mangime.
Ho visto versare l'olio nelle giare,
salare il cacio, cuocere il pane
nel forno a legna, il pane che non manca.
E fiori, naturalmente.
Fiori d'ogni colore e d'ogni stagione:
persino tra le foglie ampie del fico
sdraiato come un asino sull'erba.
  
Ero così piccolo
che il mio cavallo era un cane.
Si chiamava Giordano.
Quando il cane morì
fu una pessima annata
per il grano e le noci.
Non aveva piovuto, o chissà cosa.
Nei gusci avvolti in ragnatele nere
non c'era che muffa. Delle mandorle,
poi, restava un pugno di gherigli
e molti gusci da ardere.

   Scritto, trascritto o riscritto da Giovanni Monasteri
   Pubblicato alle ore 13:43
            .
   mercoledì, 03 gennaio 2007

5 luglio 2006 (credo)
 
"Dài… forza… sì… così… sì… bravo, dài!…."
E ti protendi, t'inarchi. Saresti
bella senza quel trucco e senza vesti.
Quell'esigua maglietta azzurro mare!
Siamo in due a guardare te che guardi
l'Italia battere i crucchi ai mondiali.

(Mi era sfuggita e non l'avevo ricopiata)
 

   Scritto, trascritto o riscritto da Giovanni Monasteri
   Pubblicato alle ore 23:07
            .



Licenza Creative Commons
Testi tutelati da
Licenza Creative Commons
























*loading*