Weblog in versi di Giovanni Monasteri
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   sabato, 30 settembre 2006



da Qui da noi, di 
Zena Roncada


Non più

 

Settembre di giorno è ancora l'estate, di sera e di notte non più.

La civetta lo dice, vicina alla casa.

Di notte l’odore di ciancia batte nei vetri.

E’ di zolfo dolciastro e di altro.

Della barbabietola ha solo il fresco di cetriolo       maturo.

Racconta la fabbrica che c'era.

Coi suoi rumori (o clangori) secchi e ritmati, andava e andava: zampettio di cingoli e luci, e operai nascosti chissà dove a sudare.

 

A sentire l’odore, viene voglia di cercare i vapori, o almeno le strie dei carri, per terra, o la gente ai cancelli a guardare ‘sto circo da poveri, che non costa niente.

La fabbrica è spenta, da tanto.

Tana di gatti, che la notte colano lungo i muri, senza rumore, come miele dal vaso.

L’odore viene da lontano, portato dal vento.

 

Perché anche i luoghi hanno fantasmi, a saperli annusare.

 

Ci son storie fatte d’odori che restano in gola come carta vetrata.

________________________________________________



Vino

Qui da noi c’era un uomo grosso, coi baffi da mangiafuoco, che d’estate cantava il vino.
Alle feste, di fronte a un calice di rosso, in punta d’unghia, faceva tintinnare il vetro e recitava “viiiiiiiiiin….viiiiiiiin ..... viiiiiin! sentila la musica, sentili i voli! aaaquaaa, aaaaaquaaaaa, roba da teeeeera...".
E tu vedevi tutte le “i” del mondo fare fisso dentro il vino, in puntini di lucciola, e tutte le “a” del mondo sgonfiarsi come vesciche, prostrate nella polvere dinanzi al santo altar.
Non lo volle l’altare, l’uomo grosso coi baffi.
Quando fu il momento di salutare, chiamò il figlio e disse: gnent cassa, gnent pret….imbutiglièm. Imbottigliatemi.
E il figlio non riuscì neppure a piangere.



Qui da noi è un prezioso dono di Zena roncada a Feaci Poesia

          

 


   Scritto, trascritto o riscritto da Giovanni Monasteri
   Pubblicato alle ore 11:09
            .
   martedì, 12 settembre 2006

Oblio

Un post-it svolato sul tavolo
da un fascio di carte da buttare.
Sulla banda adesiva impastata
di polvere è saldato
un capello castano chiaro.
Il promemoria è sbiadito,
illeggibile. Aveva a che fare
con qualcosa (suppongo)
da non dimenticare.

   Scritto, trascritto o riscritto da Giovanni Monasteri
   Pubblicato alle ore 23:06
            .
   domenica, 10 settembre 2006



Due Poesie di
Valerio Magrelli

La lingua antropofaga

 

Annotando su un quaderno parole inglesi come si annota su un pezzo di carta l'indirizzo di una persona da cui si è certi che non si andrà mai.
                                         V. Nabokov

Un giorno l'Inglese bussò alla mia porta:
«fammi entrare», diceva: «Ma sei già in casa»,
risposi. Lui si sedette
e disse: «Parlami». «Ti sto parlando»,
feci. Allora lui: «Allora scrivimi».
Fu lì che lo implorai che se ne andasse.
Io non sapevo scriverlo,
non volevo: «Non divorarmi»,
lo imploravo: «Lasciami».
Ma insisteva: «Sarò il tuo
ventriloquio». Io vomitai
e vomitai che non volevo. Ah ah,
he smiled, and then he went away.

 




Guardando i resti di un'audiocassetta
nella sosta di un viaggio d'estate


Sul ciglio dell'autostrada oscilla
e brilla bruna una capigliatura
di nastro magnetico.
Ogni auto passandole accanto l'accarezza
col vento dei pneumatici
pettinandola lenta sul guard-rail.
Una muta medusa che le onde
sospingono a riva fluttuando,
morta cosa canora, alga di nostalgia.
Se fisso quel feticcio musicale,
una spugna essiccata di voci, è per chiedermi
dove può evaporare un suono,
quale futura nube ne tratterrà le note
per preparare, domani,
la sua pioggia.


Valerio Magrelli, "Disturbi del sistema binario", Einaudi


   Scritto, trascritto o riscritto da Giovanni Monasteri
   Pubblicato alle ore 21:46
            .
   domenica, 03 settembre 2006

In questi giorni, caro diario in versi,
nulla più accade, o nulla che si possa,
dire in versi (cantare,
avrei detto una volta). E sempre meno,
della mia vita, della vita posso
o voglio raccontare - o sono loro,
i versi (le parole,
avrei detto una volta) a rifiutarsi
alla vita, o a una vita come questa,
a compatirmi quasi - senza amarmi.

   Scritto, trascritto o riscritto da Giovanni Monasteri
   Pubblicato alle ore 08:50
            .



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