Weblog in versi di Giovanni Monasteri
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Giovanni monasteri Non son chi fui; perì di noi gran parte
U. Foscolo



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   mercoledì, 31 maggio 2006

Parafrasi giocosa

Perch’i’ non spero di tornar giammai
(e se altri sperasse che tornassi
non tornerei), va tu in campo dei Frari,
ballatetta screanzata. A pochi passi
dal pozzo c’è il Sotoportego delle Scale.
Il numero conosci, il campanello,
le sei rampe di scale: vacci tu
a suonare, a vederla passare
appostata, a chiamare
quella che non m’azzardo
a dire donna mia,
che per sua scortesia
t’ignorerà, né mai ti farà festa,
anzi del tuo chiamarla o salutarla
avrà disdoro. Ma tu insisti, chiamala
da sotto la finestra ad alta voce,
e insisti, e sii in mia vece
indiscreta e cafona. Corri lesta:
non devi andar lontano, è qui vicino,
mica in Toscana.

   Scritto, trascritto o riscritto da Giovanni Monasteri
   Pubblicato alle ore 21:25
            .

In questo solo il verso un poco varia:
ora funge da voce, ora ti finge.
Una duplice assenza lo costringe
ad una doppia funzione vicaria.

   Scritto, trascritto o riscritto da Giovanni Monasteri
   Pubblicato alle ore 00:35
            .
   lunedì, 29 maggio 2006

Dichiarazione (di poetica)

Tutto cospira a privarmi
di te, del poco che di te rimane
qui, in queste parole.
«Cambia musica», dicono gli amici,
«suona un'altra canzone». 
Ma a quale causa eletta loro, o il mondo,
ambiscono di guadagnarmi?
Io non son buono a nulla, non ho ambizioni.
Solo questo so fare: poesie
che invocano (e disperano di)
una sola, profana salvazione.

Mi chiederanno un giorno,
quando sarò morto, o anche prima,
quale fuoco m'abbia mai acceso
ad alcuna mia impresa. Io non arrossirò
rispondendo che fu il desiderio
di scoparti.

Lo ribadisco: in niente trovai ragione
a questo mio disporre in assidue file
le parole, in ranghi compatti
e pronti allo sbaraglio - in nessuna cosa
possibilità di riscatto,
miraggio di perfezione,
fuorché nell'abbaglio per cui ti vidi,
difettosa e malfatta come sei,
seducente sopra ogni cosa
- o mia dolce mia dolce illusione,
paradigma perfetto, in quell'inane
vaneggiare cantare maledire,
d'ogni guerra e (umana) passione.

   Scritto, trascritto o riscritto da Giovanni Monasteri
   Pubblicato alle ore 21:53
            .
   sabato, 27 maggio 2006

La chimica o la fisica quantistica,
gli stati entangled o l'interazione
a distanza (di tempo e di spazio)
tra chi sa che enzimi secreti
in qualche deliziosa circostanza
dalle mie e tue mucose: non so cosa
possa spiegare ciò ora accade.
Un io plurale, un tu che mi comprende
ed è qui e là, giù e su: un tu
che chiamerei olistico.
La meravigliosa conferma
di un'ipotesi euristica del cuore.
Stupefacente è il fenomeno, e
discretamente mistico:
Ogni giorno, alla stessa ora,
dico: "Adesso" - e tu appari.

   Scritto, trascritto o riscritto da Giovanni Monasteri
   Pubblicato alle ore 10:08
            .

LUNA e l'altra
(la veneziana e l'umbra) 


Una (l'umbra) mi cerca con lo sguardo;
Luna distoglie il suo ogniqualvolta
entro nel freddo, ostile cono d'ombra
del suo campo visivo. L'una è luce,
un sorriso che occhieggia al confine
del buco nero, l'altra è zona morta.

Ogni varco mi vieta quella porta 
serrata e stretta, luce immaginaria,
ombra mai dileguata. Ma qual è
lo sguardo che non guarda, o che non vede?
L'una non sa nulla di me, l'altra
è in me un'oscura pena che s'incista.

Luna è ingrugnata, l'altra mi sorride.
Chi delle due è più intenta a ogni mio cenno?
Chi più ostinata e cieca? Troppo insiste
il sorriso dell'umbra. D'altro canto
l'ombra ci mette troppo, troppo zelo
a dirmi: "tu non esisti".

   Scritto, trascritto o riscritto da Giovanni Monasteri
   Pubblicato alle ore 00:42
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   venerdì, 26 maggio 2006

Canzone napoletana

Ah! che bell'aria fresca,
ch'addore 'e malvarosa,
e tu durmenno staje
ncopp' a sti ffronne 'e rosa!
'O sole a poco a poco
pe stu ciardino sponte;
'o viento passa e vasa
stu ricciulillo 'nfronte.

(ecc.)

   Scritto, trascritto o riscritto da Giovanni Monasteri
   Pubblicato alle ore 00:13
            .
   mercoledì, 24 maggio 2006

Sicut sponsa

Questa estate improvvisa.
Ma fu già primavera?

Non ne ho avuto l'avviso, non l'ho attesa.
Devo annotarmelo: avere più cura
del vecchio guardaroba, dell'aspetto.
Non c'è una camicia estiva
che non abbia una macchia, il colletto
gualcito, un bottone saltato.
Non una che sia decente,
intonata. Quella da lutto,
nera,
ha una vistosa sdrucitura.
Domani. L'appuntamento
di cui non sai ancora, che non sapevo.
La tua sarà finalmente
bianca, come di sposa.
Sono anni che aspetto.

                   (23/05. Ma l'indomani ha piovuto)

   Scritto, trascritto o riscritto da Giovanni Monasteri
   Pubblicato alle ore 21:25
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   lunedì, 22 maggio 2006

matrioska

Na canzona cantàvamo a ddoje voce,
e la canzone che noi cantavamo
raccontava di due che cantavano
quella stessa canzone, a ddoje voce.

Pareva luglio ed era ancora maggio,
ma la canzone era doce - era doce.
Innanze alla fontana che mai tace
torno da solo e sempre turnarraggio.

   Scritto, trascritto o riscritto da Giovanni Monasteri
   Pubblicato alle ore 22:42
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   mercoledì, 17 maggio 2006

Poesie rubate



Per certe strade della bianca Bari...
Io non sapevo che a partir per nave
tutta la terra se n'andasse via.

Giorgio Caproni, da "Res amissa"

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Sorores

Irraggiungibili sorelle "grandi",
svogliate madri alla sorellina
capricciosina e fortunata
per esser nata nel dopo-dopoguerra,
come invidiavo senza speranza
le sottovesti di raso rosa
liscissime, io, condannata alle vestine
di cotonina, opache e cilestrine
(invecchiano meglio e nel bucato
azzurrano, stingendo, all'urto
di sapone Sole e varechina).
Ora -voi sempre di vent'anni avanti -
si colma il solco e passo in vantaggio:
vi porto in auto al supermercato
(è ben lontano e pesano le borse).
Ora i saponi sono candide polveri,
profumano imperiosi, senza risparmio,
stanno in fustini eleganti, col manico,
come le borsette.
E poi, in confezioni patinate,
tra cereali per la colazione
e scatolette di verdure pronte,
ti vendono, in raso
rigorosamente artificiale,
body parures stretch bikini
e tanga. 

Annalisa Busato, da "Standa"

   Scritto, trascritto o riscritto da Giovanni Monasteri
   Pubblicato alle ore 20:22
            .
   sabato, 13 maggio 2006

L'allodola?

A giudicare dall'ora,
deve essere l'allodola, lì fuori,
l'uccello che si sgola
gioioso di una gioia senza ritegno,
estatica, assoluta - O grida forse
un suo sconforto, un richiamo
straziato, una petulante petizione?

Quel fraseggio che insiste di trilli,
cinque o sei. Poi l'attesa
di una risposta, un'intenta
pausa di tre battute,
per fare che l'ultima nota
riecheggi più intensa, più acuta,
come una domanda ripetuta
o una smisurata esclamazione.

Ma niente, nessun suono
le risponde nel buio - o è già l'alba?
Solo il rombo ovattato degli autotreni
dalla non lontana tangenziale.
O sarà il mio solito acufene?

   Scritto, trascritto o riscritto da Giovanni Monasteri
   Pubblicato alle ore 11:03
            .
   venerdì, 12 maggio 2006

Scritta col lapis, a computer spento.
Trascritta qui.



Da dove scrivi, amico?
E chi c'è accanto a te,
o cosa? Io da un luogo
che chiamo casamia.
Talvolta da casa di Annalisa.

Parva sed apta mihi ma neanche tanto,
casamia. Puoi viverci solo
o seduto o sdraiato. 
Ma per quanto in effetti sia
troppo piccola per un uomo solo
(casso e censuro un verso con rima in ìa),
io ne occupo di solito
una minima parte:
lo spazio tra la sedia e la scrivania.

Di sera vado a letto senza mutande,
in compagnia promiscua
di due o tre libri: stasera
una Cavalli un Genna (?) e un mio amico
che nessuno ha mai letto.

Alla mia destra ora c'è
un libro pugnalato da una penna
per segnalibro; sul libro
una tazzina vuota
da cui bevvi un caffè. 
Nel fondo della tazzina
un caramello nero pietrificato
simile ad antracite
preziosa lucente dura.

Che dite, si può fare
da qui, di queste cose
(se spengo un po' il pc)
letteratura?

   Scritto, trascritto o riscritto da Giovanni Monasteri
   Pubblicato alle ore 00:11
            .
   lunedì, 08 maggio 2006

Ora t'immagino sola,
come in un abbraccio rannicchiata
nelle tue spalle lievi
che simili ad ali si chiudono. 

(Quale amante fu così crudele
da spuntarti le remiganti?)

Abbandonata sulla poltrona,
vivi esiliata ora, gli occhi chiusi, 
richiuso il grave libro che ti spossa:
"assolutamente da finire".

Troverai scritto, alla fine,
che solo l’incompiuto,
l’incognito, ciò che hai sfiorato
e perduto: questo,
nient'altro hai posseduto.


Commenti resi pubblici:

"È un'immagine funeraria in stile liberty (il più funerario, secondo me), rivisitato alla Monasteri.
Sviluppa il tema di "Come un'evocazione" e forse è più bella, perchè la statua qui non è chiamata statua, ma appare come tale (su un sepolcro)."
Arden

Non ci vedo qualcosa di funerario. L'angelo è un amorino, è Cupido che piange il suo errore di mira.
Qualcosa che sa di esequie, di rito funebre c'è, comunque. Finalmente qualcosa in te, un ramo già tagliato si è deciso a morire. Era come un arto fantasma.
Eusapia Palladino

Mi ricorda Sbarbaro:
La bambina che va sotto gli alberi
non ha che il peso della sua treccia,
un fil di canto in gola.
Canta sola
e salta per la strada; ché non sa
che mai bene più grande non avrà
di quel po’ d’oro vivo per le spalle,
di quella gioia in gola.


Eloisa

   Scritto, trascritto o riscritto da Giovanni Monasteri
   Pubblicato alle ore 00:02
            .
   sabato, 06 maggio 2006

Giorni d’attesa (di speranza forse),
di presidenze vacanti. Notti insonni
a caccia, nella Rete, di poeti
profetici (più che importanti).

Io sono vecchio, ma voi
-voi dovreste capirci qualcosa
del mondo, fumosi neòteroi,
voi che avete meno di quarant’anni.

   Scritto, trascritto o riscritto da Giovanni Monasteri
   Pubblicato alle ore 23:31
            .
   venerdì, 05 maggio 2006

Come un'evocazione

I versi per l’amata – loro sì
sono veri, non tu. Loro brillavano
di un fuoco che li consumava, e ancora vivono,
sia pure agonizzanti. Loro evolvono,
si appannano poi, sbiadiscono
e (requiescant in pace) si disgregano
come ogni cosa che, per viltà
o coraggio, di vivere patì.

Tu non sei niente, tu, larva, pretesto,
testo che irride a cio che fu sofferto.
Loro che pure guardano
indietro, ancora arrancano, ma tu
sei di sale, di pietra, un simulacro
piacente, che contemplo ancora un poco
di spalle, senza passione, da lontano,
mormorando, come un'evocazione,
quel gelido “mai più”.

   Scritto, trascritto o riscritto da Giovanni Monasteri
   Pubblicato alle ore 20:42
            .



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