![]() Weblog in versi di Giovanni Monasteri
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produzione poetica provvisoria e instabile semilavorati in lavorazione |
La chimica o la fisica quantistica,
gli stati entangled o l'interazione
a distanza (di tempo e di spazio)
tra chi sa che enzimi secreti
in qualche deliziosa circostanza
dalle mie e tue mucose: non so cosa
possa spiegare ciò ora accade.
Un io plurale, un tu che mi comprende
ed è qui e là, giù e su: un tu
che chiamerei olistico.
La meravigliosa conferma
di un'ipotesi euristica del cuore.
Stupefacente è il fenomeno, e
discretamente mistico:
Ogni giorno, alla stessa ora,
dico: "Adesso" - e tu appari.
Canzone napoletana
Ah! che bell'aria fresca,
ch'addore 'e malvarosa,
e tu durmenno staje
ncopp' a sti ffronne 'e rosa!
'O sole a poco a poco
pe stu ciardino sponte;
'o viento passa e vasa
stu ricciulillo 'nfronte.
(ecc.)
Sicut sponsa
Questa estate improvvisa.
Ma fu già primavera?
Non ne ho avuto l'avviso, non l'ho attesa.
Devo annotarmelo: avere più cura
del vecchio guardaroba, dell'aspetto.
Non c'è una camicia estiva
che non abbia una macchia, il colletto
gualcito, un bottone saltato.
Non una che sia decente,
intonata. Quella da lutto,
nera, ha una vistosa sdrucitura.
Domani. L'appuntamento
di cui non sai ancora, che non sapevo.
La tua sarà finalmente
bianca, come di sposa.
Sono anni che aspetto.
(23/05. Ma l'indomani ha piovuto)
matrioska
Na canzona cantàvamo a ddoje voce,
e la canzone che noi cantavamo
raccontava di due che cantavano
quella stessa canzone, a ddoje voce.
Pareva luglio ed era ancora maggio,
ma la canzone era doce - era doce.
Innanze alla fontana che mai tace
torno da solo e sempre turnarraggio.
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Poesie rubate |
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================================== Irraggiungibili sorelle "grandi", |
Scritta col lapis, a computer spento.
Trascritta qui.
Da dove scrivi, amico?
E chi c'è accanto a te,
o cosa? Io da un luogo
che chiamo casamia.
Talvolta da casa di Annalisa.
Parva sed apta mihi ma neanche tanto,
casamia. Puoi viverci solo
o seduto o sdraiato.
Ma per quanto in effetti sia
troppo piccola per un uomo solo
(casso e censuro un verso con rima in ìa),
io ne occupo di solito
una minima parte:
lo spazio tra la sedia e la scrivania.
Di sera vado a letto senza mutande,
in compagnia promiscua
di due o tre libri: stasera
una Cavalli un Genna (?) e un mio amico
che nessuno ha mai letto.
Alla mia destra ora c'è
un libro pugnalato da una penna
per segnalibro; sul libro
una tazzina vuota
da cui bevvi un caffè.
Nel fondo della tazzina
un caramello nero pietrificato
simile ad antracite
preziosa lucente dura.
Che dite, si può fare
da qui, di queste cose
(se spengo un po' il pc)
letteratura?
Ora t'immagino sola,
come in un abbraccio rannicchiata
nelle tue spalle lievi
che simili ad ali si chiudono.
(Quale amante fu così crudele
da spuntarti le remiganti?)
Abbandonata sulla poltrona,
vivi esiliata ora, gli occhi chiusi,
richiuso il grave libro che ti spossa:
"assolutamente da finire".
Troverai scritto, alla fine,
che solo l’incompiuto,
l’incognito, ciò che hai sfiorato
e perduto: questo,
nient'altro hai posseduto.
Commenti resi pubblici:
"È un'immagine funeraria in stile liberty (il più funerario, secondo me), rivisitato alla Monasteri.
Sviluppa il tema di "Come un'evocazione" e forse è più bella, perchè la statua qui non è chiamata statua, ma appare come tale (su un sepolcro)."
Arden
Non ci vedo qualcosa di funerario. L'angelo è un amorino, è Cupido che piange il suo errore di mira.
Qualcosa che sa di esequie, di rito funebre c'è, comunque. Finalmente qualcosa in te, un ramo già tagliato si è deciso a morire. Era come un arto fantasma.
Eusapia Palladino
Mi ricorda Sbarbaro:
La bambina che va sotto gli alberi
non ha che il peso della sua treccia,
un fil di canto in gola.
Canta sola
e salta per la strada; ché non sa
che mai bene più grande non avrà
di quel po’ d’oro vivo per le spalle,
di quella gioia in gola.
Eloisa
Giorni d’attesa (di speranza forse),
di presidenze vacanti. Notti insonni
a caccia, nella Rete, di poeti
profetici (più che importanti).
Io sono vecchio, ma voi
-voi dovreste capirci qualcosa
del mondo, fumosi neòteroi,
voi che avete meno di quarant’anni.
Come un'evocazione
I versi per l’amata – loro sì
sono veri, non tu. Loro brillavano
di un fuoco che li consumava, e ancora vivono,
sia pure agonizzanti. Loro evolvono,
si appannano poi, sbiadiscono
e (requiescant in pace) si disgregano
come ogni cosa che, per viltà
o coraggio, di vivere patì.
Tu non sei niente, tu, larva, pretesto,
testo che irride a cio che fu sofferto.
Loro che pure guardano
indietro, ancora arrancano, ma tu
sei di sale, di pietra, un simulacro
piacente, che contemplo ancora un poco
di spalle, senza passione, da lontano,
mormorando, come un'evocazione,
quel gelido “mai più”.
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